Itinerario 6 - Gruppo Alpini Roncegno

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Itinerario 6

La 1a G.M.

TUTTI I TESTI E LE CARTINE SONO TRATTI DAL LIBRO
"ITINERARI DELLA GRANDE GUERRA IN VALSUGANA ORIENTALE E TESINO"
DI LUCA GIROTTO E FRANCO GIOPPI


6° Sui campi di battaglia di Musiera, Salubio e Ciste



Percorso automobilistico: Borgo, Telve, strada per passo Manghen, bivio per Musiera (sx, quota 920 ca) e strada asfaltata sino a località Musiera di Sopra (mt 1.470, parcheggio ex osteria Vinante, due posti di ristoro nei pressi).
Qui si trova l'imbocco del tratto, più avanti dismesso, della strada costruita dal regio esercito nel 1915 per portare artiglierie di medio e piccolo calibro su Monte Salubio. Iniziata nel settembre 1915 (l'occupazione italiana del nodo Salubio-Ciste risale alla seconda metà dell'agosto precedente), la suddetta arteria militare si dipartiva dall'attuale bivio Musiera-Calamento snodandosi sul versante sud-orientale del Salubio con dolci pendenze e numerosi tornanti. Le difficoltà incontrate nella progressione dei lavori, nonostante l'impiego di oltre 2000 operai militarizzati, furono causa di ritardi che provocarono il suicidio del maggiore Guido Ciani - direttore dei lavori - che nell' ottobre del 1915 si sparò un colpo di rivoltella alla tempia nel giardino della canonica di Telve.

• Partenza: dall' ex osteria Vinante si seguono (ovest) i dolci avvolgimenti della strada che si sviluppa su un percorso non faticoso ma, proprio per la scarsissima pendenza, abbastanza lungo. La carreggiata, pur frequentemente invasa da vegetazione arborea di ogni dimensione, è sempre facilmente individuabile e sale sino a dove il bosco si dirada per arrestarsi, infine, a meno di cento metri dalla vetta. Continuando direttamente per il pendio erboso su tracce di sentiero, dopo aver costeggiato ripiani di baraccamenti e solchi appena accennati di vecchi camminamenti militari, si raggiunge la cima del monte (mt 1.886), assediata dagli ultimi larici. Qui si possono a fatica individuare tracce delle antiche trincee rivolte ad ovest.

• Dalla vetta si può scendere alla conca prativa posta tra le elevazioni gemelle di Salubio e di Castel Cucco, ove era piazzata una sezione d'artiglieria campale da 149 mm. Alla radura si incontra il sentiero SAT n° 381 che ci indirizza alla forcella Lavoschio (mt 1.750) dopo aver aggirato il versante nord di Castel Cucco, sulla cui sassosa sommità alcune caverne semifranate ci indicano gli appostamenti di una batteria italiana da 75 mm che nella primavera del 1916 ricevette i primi tiri a gas (lacrimogeno) dell'artiglieria austriaca.

• Lasciato il segnavia SAT, dalla Forcella Lavoschio occorre risalire (nord-ovest) il ripido "Coston de Ziste", lo spigolo orientale di Cima Ciste che conduce direttamente alla vetta (mt 2.186). Questo fu, il 27 agosto 1915, il percorso seguito dalla pattuglia di fanti (brigata Venezia, 83° reggo fanteria) guidata dal tenente De Giovanni che per prima e breve tempo raggiunse la sommità, venendo poi contrattaccata dagli Standschützen del btg Meran in un combattimento nel quale il De Giovanni perse la vita.  
Lungo il costone, a due terzi della salita (laddove, verso sud, si stacca la dorsale del Laresè che scende a dividere la valletta di Porchera - est - da quella di Suerta - ovest), un nodo roccioso noto in guerra agli italiani come "Il Castello" rappresentava il ridottino intermedio di questa sezione.
Ancor oggi la vetta di Monte Ciste appare ricamata da trincee, camminamenti ed avamposti. Su di essa trovavano sistemazione nel maggio 1916 una compagnia d'alpini del btg Feltre, una batteria da 75 mm ed una da montagna da 65. La cima venne definitivamente conquistata dagli italiani il 28 agosto 1915 in un'azione della 65a compagnia del Feltre comandata dall'allora capitano Nasci e guidata sul terreno da un fuoriuscito di Telve, Giuseppe d'Anna. Lungo il crinale che dal Ciste si protende a nord-ovest in direzione delle articolate creste di Sasso Rotto e di Sette Selle, l'avamposto collocato sul primo dente roccioso (quota 2.142) rappresentò la più avanzata occupazione stabile italiana verso l'austriaca Cima Mendana, posta poche centinaia di metri più ad occidente. Poco dopo l'esordio dell'offensiva imperiale del maggio 1916 il nodo Salubio Ciste fu attaccato da un battaglione austriaco proprio mentre gli alpini si apprestavano ad evacuare la zona per ordine superiore. Ne scaturì un breve ma sanguinoso combattimento al termine del quale, col favore della nebbia, gli italiani abbandonarono l'intero massiccio e si spostarono al di là del torrente Maso, attestandosi sulle estreme propaggini occidentali delle vette di Rava (Monte Cima).

• La discesa da Ciste verso forcella Lavoschio può compiersi su terreno aperto lungo il costone nord-orientale del monte (Coston di Lavoschietto), puntando dapprima sul "Pian de le Galine" (il semipianeggiante ripiano prativo posto cento metri a valle della cima) e seguendo poi la dorsale boscata che costituì il percorso d'attacco della 6a compagnia.

• Giunti alla strada forestale che penetra lungo la Val di Fregio, la si segue verso est fino ad arrivare sotto Forcella Lavoschio presso i resti della malga omonima. Da qui si prosegue ancora lungo la carrozzabile sterrata aggirando da nord il nodo di Castel Cucco e Salubio, in modo da riportarsi nuovamente all'ex bar Vinante per recuperare l'automobile.
Lungo la carrareccia - a circa un chilometro dall' arrivo - una serie di fori sulla parete rocciosa che delimita a destra la carreggiata, rappresentano quello che resta dell'appostamento in caverna di una batteria di obici da montagna Skoda da 75 mm che dall' autunno del '17 tennero per un anno sotto tiro le fronteggianti posizioni italiane dei monti Cima e Frattoni, di là del Maso. Una serie di caverne, collegate reciprocamente sul retro da una galleria di servizio, permettevano ai serventi di rimanere al sicuro durante tutte le fasi del combattimento, mentre le cannoni ere, rinforzate in calcestruzzo armato, erano mimetizzate da frascume continuamente rinnovato. Nei pressi delle opere, un cippo recentemente recuperato nel bosco sotto stante reca inciso il nome del capitano responsabile della batteria.









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25/02/2023
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