Testimonianza di Bramante Pietro nella battaglia di S.Osvaldo - Gruppo Alpini Roncegno

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Testimonianza di Bramante Pietro nella battaglia di S.Osvaldo

La 1a G.M. > Roncegno nella 1a G. M.




RONCEGNO NELLA GUERRA 1914-1918


Stralcio di racconto tratto dal diario di guerra di BRAMANTE PIETRO in forza dal 16/02/1916 alla sezione alpini mitraglieri (comandata dal Ten. Sella) del battaglione Monte Rosa (comandato dal Mag. Scandolaia).



17 Aprile 1916

Partenza da Roncegno  e preso posizione a quota 631 sul Monte S. Osvaldo.


18 Aprile 1916

Forte attacco nemico respinto con gravi perdite da ambo le parti.


19 Aprile 1916

Altro attacco respinto nemico respinto. La sezione mitraglieri viene spostata a quota 1100 di rinforzo alla 7^ Alpini e si prende posizione in una piazzola ben mascherata fuori circa 20 mt dalla trincea.


20 Aprile 1916

Duello di artiglieria e rimane ferito il comandante della sezione Ten. Sella.


21 Aprile 1916

ore 06.30 sento delle grida, mi affaccio alla feritoia, vedo un forte ammassamento di truppe nemiche  che già davano l'assalto alle nostre linee, e più di qualcuno ne era entrato, e i nostri presi di sorpresa, si stavano ritirando.
ANCHE IL CAPO ARMA SE NE VA.
Allora prendo io l'arma e comincio a sparare, riesco a fermarli.
Quelli che erano già entrati nelle nostre linee, non vedendo arrivare gli altri, si ritirano.
Ed io continuo a far fuoco.
Ad un tratto si sentono arrivare delle fucilate, si vede che hanno scoperto la posizione della mia mitragliatrice.
Qualche fucilata entra dalla feritoia, due mie coscritti rimasti con me, visto il pericolo, si sdraiano contro i sacchetti di sabbia.
Dopo quasi un ora di combattimento arriva l'Aiutante di Battaglia Galli che aveva preso il comando dopo che il Ten. Sella rimase ferito, ma visto il pericolo anche lui si mette al riparo contro i sacchetti di sabbia, destino vuole che una pallottola va a sbattere contro la testa della mitragliatrice e una scheggia va a colpire la faccia dell'Aiutante facendogli una piccola ferita, e se ne parte (sviene).
Il combattimento durò quasi tutta la giornata, e dopo i continui ed inutili tentativi di riprendere l'offensiva le truppe nemiche  decisero di rientrare nelle loro linee ed uno alla volta, correndo, andavano sperdendosi nel bosco li vicino.
Tornata la calma i due soldati rimasti li con me, uscirono dal loro nascondiglio e tornarono in trincea.
Dopo poco me li vedo tornare, subito mi vengono vicini e mi dicono testuali parole : "Sai cos'han detto quei soldati del 7° Alpini? Se non danno la medaglia, non d'argento, ma quella d'oro a quel mitragliere non la devono dare a nessuno".
Il Sig. Capo d'Arma * uscì dal suo nascondiglio e percorrendo la trincea si presentò ai Sig.Ufficiali come un eroe, dicendo : " E' la mia arma".
Io lo guardai bene in faccia e gli dissi: " Ma non si vergogna? Se non ci fossi stato io la sua arma l'avrebbero adoperata gli Austriaci per spararle alla schiena mentre fuggiva.
Non sa quello che ha fatto, lei dovrebbe essere fucilato per abbandono di arma, altro che eroe".
Rispose che era andato a cambiare le calze, e se ne andò.
Dopo qualche giorno venne in trincea il furiere a portarci i soldi del tabacco e qualche goccia di liquore e mi riferì che al Comando c'era la mia proposta per la ricompensa al VALOR MILITARE.

QUELLA MEDAGLIA NON ARRIVO MAI





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17/03/2017
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