La mobilitazione generale - Gruppo Alpini Roncegno

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La mobilitazione generale

La 1a G.M.



LA MOBILITAZIONE GENERALE

di Vitaliano Modena



Nel 1908 eravamo a vendemmia; io avevo nove anni. Con noi c'era un professore in pensione.
Arrivò sull'argomento dei figli e disse a mia madre: "Maria, sono preoccupato per voi: i vostri figli dovranno tutti fare la guerra". E nel '14 ne partirono quattro, in uno stesso giorno.


Foto ricordo prima della partenza per il fronte. Carlo Boller, il primo a sinistra dei due seduti.


Dai lontani primi e indefiniti presentimenti di guerra, anche la gente comune faceva crescere in sé via via l'apprensione, !'inquietudine, l'angoscia per un evento pauroso sempre più possibile, probabile, incombente.
Il focolaio magmatico stava per esplodere.
Scoppiò il 28 giugno 1914, vigilia della festa patronale per Roncegno.
"Gli ospiti che affollavano, com'era tradizione ormai da molti anni, il bel parco di Roncegno, ebbero, alla mattina del 29 giugno 1914, un emozionante motivo di conversazione.
I giornali, con la sobrietà del tempo, informavano che, a Sarajevo, il principe ereditario d'Austria era caduto vittima di un attentato"
(Bertoldi, "La guerra e la crisi del turismo".).  
Da quel giorno cominciò a prendere corpo fra le persone più informate la consapevolezza che dovesse scoppiare la guerra, alimentata da ordini e fatti militari che ordinariamente la precedono.
"A mo' d'esempio, i giornali fra gli avvisi di quarta pagina pubblicavano delle inserzioni per la ricerca e l'acquisto di ingentissime quantità di grano, farina, avena, paglia, ferro, tessuti ecc.
Il panificio maggiore della città di Trento preparava a decine di migliaia le pagnotte militari. Negli i.r. capitanati, alla stazione ferroviaria e in molti altri uffici governativi c'era un'insolita agitazione"
(Tommasini, Ricordi del tribunale di guerra".).
Con l'ultimatum alla Serbia, il 23 luglio, ormai s'era a un passo dal conflitto.
Si richiamarono i soldati delle riserve; dimostrazioni militari a favore della guerra avvennero il 26 in molte città.
Fu decisa l'occupazione di ferrovie, ponti, uffici, magazzini (che vennero piantonati) e il controllo delle comunicazioni; la censura intralciava il regolare funzionamento della posta.
Verso le 15 del 31 luglio agli uffici postali giunse il dispaccio che ordinava la mobilitazione generale dell'esercito e la leva in massa.
La mobilitazione fu celebrata in Austria e nei paesi tedeschi con dimostrazioni di patriottismo: cortei, fìaccolate, musiche, imbandieramenti, discorsi.
Da noi, invece, sbigottimento.
Il primo d'agosto gli uffici capitanali ne fecero affiggere il bando, tappezzando i muri delle case dei nostri paesi.
"Staffette militari, guardie e borghesi, erano incaricati di portarlo ovunque, fino ai più remoti casolari di montagna"
(Gino Marzari, "La vigilia", in Il martirio del Trentino, Milano, 1919.).  
I treni erano zeppi, grande l'agitazione, dappertutto.
La formazione di compagnie e reggimenti proseguiva rapida secondo i piani della mobilitazione.
Il 6 agosto
(Renzo Francescotti, Talianski, Bologna, Nuovi Sentieri, 1981.) l'addio di tanti giovani ai propri cari, al paese, alla vallata: entro venti quattr' ore bisognava consegnarsi.

Il papà, occupato come cuoco presso la gendarmeria che si trovava in piazza Montebello, ricevette la comunicazione di partire immediatamente: era la leva in massa.  
Ricordo quel giorno: il papà entrò in casa, gettò sul pavimento il berretto e lo calpestò con rabbia. Aveva mezz'ora per prepararsi qualcosa e consegnarsi sulla Panarotta. Raccolte poche cose in fretta e furia, partì.


Foto ricordo prima della partenza per il fronte.

Mio padre, quando stava per cominciare la guerra, si trovava per lavoro a Innsbruck. Ricevette l'ordine di presentarsi subito alla visita a Trento. Fatto abile, venne inviato al fronte in Galizia senza nemmeno poter andare a casa a salutare i suoi e a prendersi lo stretto necessario.

Tutti gli uomini validi dai 21 ai 42 anni erano in viaggio o dovevano partire per le regioni interne della monarchia.
Treni pieni di soldati trentini viaggiavano verso nord e altrettanti ne arrivavano di tedeschi, slavi, ungheresi e rumeni.
"Il Trentino brulicò per alcuni giorni d'armi e d'armati e la vita della regione ebbe una paralisi.
Si chiusero molti negozi e stabilimenti industriali; i forestieri che affollavano a migliaia i luoghi di cura, li abbandonarono a precipizio e non si videro nella regione che soldati, soldati, soldati.
Era palese che il piano di mobilitazione era stato preparato in previsione di una guerra contro l'Italia .
. . . La dichiarazione di neutralità dell'Italia toglieva dal cuore dei Trentini un vero incubo e si presentava loro davanti un avvenire pieno di grandi eventi
(Pietro Pedrotti, "Il Trentina dal '66 al 1914", in Il martirio del Trentina".)".
I soldati che avevano invaso per una settimana il Trentino mutavano destinazione.
Fra la nostra gente si diffondeva una calma foriera di tempesta.
Arrivavano le prime notizie di soldati morti al fronte.




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25/02/2023
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